Il Pronto Soccorso potrebbe svolgere un ruolo molto più importante nell’aiutare i fumatori a smettere, trasformando un evento acuto in un’occasione per avviare un percorso di cessazione.

È il messaggio al centro di una nuova review del CoEHAR, pubblicata su Internal and Emergency Medicine. Lo studio, dal titolo “Smoking cessation in emergency departments: a reality check”, analizza le evidenze disponibili e propone un approccio pragmatico per integrare interventi brevi per la cessazione nella pratica della medicina d’emergenza.

Il Pronto Soccorso come “teachable moment”

Un accesso in Pronto Soccorso per un infarto, un ictus, una polmonite o una riacutizzazione della BPCO può rappresentare un potente “teachable moment”: un momento in cui le conseguenze del fumo diventano particolarmente concrete e il paziente può essere più disponibile a considerare la possibilità di smettere.

Le evidenze analizzate dagli autori indicano però che il semplice consiglio può non essere sufficiente. Gli approcci più promettenti associano a un breve intervento motivazionale l’accesso a strumenti per la cessazione e, soprattutto, un percorso strutturato di supporto dopo la dimissione.

Un esempio arriva dallo studio britannico CoSTED, evidenziato nella review: i fumatori che avevano ricevuto un breve intervento, un kit iniziale con sigaretta elettronica e il collegamento a un servizio di supporto hanno raggiunto a sei mesi un tasso di astinenza dal fumo verificata biochimicamente del 7,2%, rispetto al 4,1% tra coloro che avevano ricevuto soltanto materiale informativo.

Gli autori propongono quindi un percorso semplice, che può iniziare già al triage: identificare l’uso di tabacco e nicotina, offrire un intervento molto breve e indirizzare il paziente verso un adeguato percorso di cessazione e follow-up.

«Non possiamo aspettarci che il Pronto Soccorso gestisca un intero programma di cessazione. Il suo ruolo dovrebbe essere quello di aprire la porta alla cessazione: identificare l’uso di tabacco e nicotina, offrire un intervento breve e mettere il paziente in contatto con un percorso di supporto dopo la dimissione. In emergenza, anche pochi minuti possono essere sufficienti per avviare un percorso che potrebbe contribuire a prevenire il successivo evento acuto correlato al fumo», spiega il dott. Davide Campagna, ricercatore di Medicina Interna dell’Università di Catania e dirigente medico presso il Pronto Soccorso dell’A.O.U.P. “G. Rodolico” di Catania.

Il concetto riflette uno dei principi centrali del lavoro: l’intervento in Pronto Soccorso dovrebbe richiedere pochi minuti, non mezz’ora, mentre il percorso di cessazione deve proseguire al di fuori dell’emergenza, garantendo continuità assistenziale.

Dalle evidenze alla pratica clinica

Per gli autori, la vera sfida è proprio l’implementazione. Carichi di lavoro elevati, tempi ridotti e priorità cliniche immediate rendono difficile offrire sistematicamente interventi per la cessazione se questi non vengono integrati nei normali percorsi assistenziali.

Risorse dedicate, procedure automatizzate, sistemi di referral, indicatori di performance e adeguati meccanismi di rimborso potrebbero contribuire a trasformare un intervento potenzialmente efficace in una pratica clinica sostenibile.

«Il Pronto Soccorso non dovrebbe essere soltanto il luogo in cui trattiamo le conseguenze del fumo: può essere anche il luogo in cui iniziamo a prevenire il prossimo infarto, ictus o episodio di crisi respiratoria. Ma un momento favorevole al cambiamento, senza strumenti che ne permettano l’attuazione, è semplicemente un’opportunità persa. Se la cessazione non viene integrata nei percorsi del Pronto Soccorso, finanziata, misurata e incentivata, continuerà a essere una buona idea invece di diventare pratica clinica», sottolinea il Prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR dell’Università di Catania.

Gli autori chiedono ora studi pragmatici multicentrici che valutino non soltanto i tassi di cessazione, ma anche fattibilità, carico di lavoro per il personale, capacità di raggiungere i pazienti, continuità assistenziale, equità, costo-efficacia e rischio di ricaduta.

Il messaggio è semplice: ogni giorno il Pronto Soccorso tratta le conseguenze del fumo. Un intervento breve e un efficace collegamento con i servizi di cessazione potrebbero trasformare quello stesso momento nell’inizio di un percorso capace di contribuire a prevenire la successiva emergenza correlata al fumo.

Riferimento

Campagna D, Cucuzza F, Russo C, Putra JA, Caponnetto P, La Rosa GRM, Prosperini U, Agrawal S, Polosa R. Smoking cessation in emergency departments: a reality check. Internal and Emergency Medicine. 2026 Sep 24. doi: 10.1007/s11739-026-04528-2.

https://link.springer.com/article/10.1007/s11739-026-04528-2

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