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Fumo e COVID19: i fumatori ospedalizzati sono molto meno del previsto ma hanno già una malattia più grave

Giu 29, 2020

I ricercatori sottolineano ancora una volta la necessità di esaminare la nicotina come potenziale opzione terapeutica per COVID-19.

Sommario

Un nuovo studio pubblicato sulla rivista “Therapeutic Advances in Chronic Disease” fornisce importanti informazioni sulla questione legata al fumo e al COVID-19. Il numero di fumatori affetto da COVID-19 e che richiede il ricovero in ospedale è di gran lunga inferiore al previsto in base ai tassi di fumo della popolazione. I pochissimi fumatori che alla fine sono ricoverati in ospedale hanno maggiori probabilità di malattie gravi ed esiti negativi.

Testo completo

I ricercatori dell’Università di Patras, dell’Università dell’Attica Occidentale, dell’Università di Catania e dell’Università di New York hanno eseguito una meta-analisi di 30 studi sull’associazione tra fumo e COVID-19. È la più grande meta-analisi pubblicata su questo argomento fino ad oggi, con un totale di 11.104 pazienti ricoverati in ospedale, di cui 961 fumatori. Gli autori hanno calcolato la percentuale di pazienti ospedalizzati con COVID-19, che erano fumatori tenendo in considerazione i tassi di fumo della popolazione. Quest’ultimo è stato rigorosamente adattato per il sesso e l’età, il che ha chiaramente sottovalutato i tassi di popolazione e la prevista prevalenza del fumo.

Il Prof. Konstantinos Farsalinos, primo autore dello studio, ha commentato così i risultati:

“Questo studio è la più grande meta-analisi su fumo e Covid-19, con 30 ricerche prese in considerazione. Inoltre, è il primo studio che ha analizzato sia la prevalenza di tabagisti tra i pazienti ospedalizzati a causa del Covid-19 e l’associazione con patologie gravi ed eventuali risultati avversi. Mentre abbiamo scoperto che il fumo è associato con probabilità più alte di esiti avversi, abbiamo al contempo notato che il numero di fumatori che ha sviluppato forme gravi di Covid-19 che richiedevano l’ospedalizzazione era rappresentato solo da 1/4 circa dei numeri che si aspettavano. Questo risultato è cruciale per capire gli effetti del fumo, in quanto la conclusione più accurata è che pochi fumatori vengono ospedalizzati per il Covid-19, ma questa piccola proporzione di fumatori può incorre in patologie più gravi dei non fumatori. Questi risultati supportano in pieno la nostra ipotesi, presentata sin da aprile, che la nicotina possa avere effetti terapeutici in casi di Covid-19. Questo deve essere esaminato urgentemente”.

La percentuale di pazienti affetti da COVID-19 e fumatori era 3-4 volte inferiore alla prevalenza del fumo previsto (basata sulla popolazione), anche attenendosi rigorosamente a fattori di età e genere. I pochissimi fumatori  ricoverati in ospedale hanno avuto un tra il 53 e il 59% di probabilità più alte di avere un esito negativo rispetto ai non fumatori.

I risultati dello studio sostengono che l’aumento del rischio di malattie gravi ed esiti negativi è limitato ai fumatori ricoverati in ospedale e non alla popolazione generale dei fumatori. Scoperta ampiamente coerente che è stata omessa negli studi precedenti. Gli autori dichiarano che i fumatori dovrebbero smettere di fumare. Tuttavia, il numero molto basso di fumatori che vengono ricoverati in ospedale per COVID-19 evidenzia ancora una volta la questione della nicotina farmaceutica che ha potenziali effetti benefici sul COVID-19, un’ipotesi che è stata recentemente presentata nella pubblicazione di revisione e che deve essere ulteriormente studiata, secondo gli autori. Infatti, i risultati dello studio potrebbero essere spiegati, almeno in parte, dal fatto che l’assunzione di nicotina viene interrotta immediatamente dopo che i fumatori entrano in ospedale, privandoli dei potenziali effetti benefici della nicotina.

Interpellato sui risultati, il Prof. Riccardo Polosa, Fondatore del COEHAR, ha dichiarato:

“Non è ancora certo se il fumo di tabacco sia veramente protettivo nei confronti dell’infezione da SARS-COV-2 e/o per eventuali esiti del Covid-19. Ma una cosa è certa: i dati contro-intuitivi sulla prevalenza del fumo nella nostra meta analisi non incriminano il fumo come fattore di rischio per la suscettibilità all’infezione da SARS-COV-2 e al ricovero in ospedale per Covid-19. Da ciò può derivare il fatto- dato che i sistemi che rilasciano nicotina senza combustione sono molto meno tossici delle sigarette- che è altamente improbabile che i prodotti per il vaping e quelli a tabacco riscaldato siano un fattore di rischio per l’infezione e/o lo sviluppo della malattia”.

Link: https://journals.sagepub.com/doi/10.1177/2040622320935765

Materiale aggiuntivo: https://journals.sagepub.com/doi/suppl/10.1177/2040622320935765

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