Una ricerca pubblicata su European Geriatric Medicine evidenzia la necessità di una comunicazione corretta sul rischio e di strategie di riduzione del danno dedicate agli over 60
I fumatori anziani rappresentano una delle categorie più trascurate nelle politiche di controllo del tabacco, nonostante continuino a essere esposti a un elevato rischio di malattie croniche e a incontrare maggiori difficoltà nel percorso di cessazione. È quanto emerge da un nuovo studio del CoEHAR pubblicato sulla rivista European Geriatric Medicine.
Lo studio ha analizzato i dati dello Scottish Health Survey raccolti tra il 2017 e il 2024, coinvolgendo 13.297 adulti di età pari o superiore a 60 anni, con l’obiettivo di comprendere la diffusione e le caratteristiche dell’utilizzo delle sigarette elettroniche in questa fascia della popolazione.
Le sigarette elettroniche sono utilizzate quasi esclusivamente da chi ha già fumato
I risultati mostrano che l’uso delle sigarette elettroniche tra gli over 60 è relativamente contenuto, con una prevalenza del 4,5%, ma è fortemente concentrato tra persone con una storia di tabagismo. Tra gli utilizzatori di sigarette elettroniche, infatti, il 95% era costituito da fumatori o ex fumatori, mentre solo il 5% non aveva mai fumato. Questo dato suggerisce che, negli anziani, le sigarette elettroniche vengono utilizzate prevalentemente come alternativa alle sigarette combustibili e non rappresentano un fenomeno di iniziazione al consumo di nicotina.
Lo studio evidenzia inoltre che il ricorso alle sigarette elettroniche diminuisce progressivamente con l’aumentare dell’età ed è più frequente tra le persone che vivono in contesti socioeconomici più svantaggiati e tra coloro che riferiscono uno stato di salute peggiore.
Una popolazione fragile che merita maggiore attenzione
Fumare in età avanzata significa convivere con un rischio ancora più elevato di sviluppare malattie cardiovascolari, respiratorie e oncologiche, oltre ad accelerare la fragilità, la perdita di autonomia e il declino funzionale. Eppure, proprio i fumatori anziani ricevono spesso meno attenzione nei percorsi di cessazione. Molti convivono con una dipendenza nicotinica consolidata da decenni, hanno alle spalle numerosi tentativi falliti di smettere di fumare e ricevono meno frequentemente un supporto specifico da parte dei professionisti sanitari.
Secondo gli autori, questa popolazione necessita di un approccio più personalizzato, che tenga conto delle condizioni cliniche, della presenza di multimorbilità, del contesto sociale e delle reali possibilità di cessazione.
Una corretta comunicazione del rischio è fondamentale
Lo studio sottolinea l’importanza di fornire ai fumatori anziani informazioni accurate e basate sulle evidenze scientifiche riguardo al rischio relativo dei diversi prodotti contenenti nicotina.
Gli autori evidenziano come sia fondamentale distinguere tra cessazione completa del fumo, passaggio completo dalle sigarette combustibili a prodotti senza combustione e uso duale di sigarette tradizionali e prodotti alternativi, poiché ciascuna situazione comporta implicazioni cliniche differenti e richiede strategie di counselling dedicate.
Pur ribadendo che smettere completamente di fumare rappresenta sempre l’obiettivo ideale, i ricercatori ricordano che, per quei fumatori anziani che non riescono o non intendono smettere, il passaggio completo a prodotti privi di combustione potrebbe contribuire a ridurre l’esposizione alle numerose sostanze tossiche prodotte dalla combustione del tabacco.
Integrare la valutazione del consumo di nicotina nella pratica geriatrica
Secondo gli autori, la valutazione del consumo di prodotti contenenti nicotina dovrebbe entrare a far parte della pratica clinica routinaria in geriatria e nelle cure primarie. I professionisti sanitari dovrebbero considerare non solo lo status di fumatore, ma anche fattori come fragilità, funzione cognitiva, destrezza manuale, multimorbilità, sintomi respiratori, rischio cardiovascolare e contesto assistenziale, così da offrire interventi realmente personalizzati.
Il messaggio dello studio è chiaro: i fumatori anziani non devono essere considerati una causa persa.
Garantire informazioni corrette, un supporto clinico competente e l’accesso a strategie basate sulle evidenze può contribuire a ridurre il peso delle patologie legate al fumo anche in età avanzata.
“Le convinzioni legate all’età non dovrebbero avere alcun posto nelle politiche di controllo del tabacco. Pensare che i fumatori anziani siano troppo avanti con gli anni per trarre beneficio da un intervento, troppo difficili da aiutare o già sufficientemente informati è scientificamente infondato ed eticamente discutibile. Esiste sempre qualcosa che possiamo fare per migliorare la salute delle persone, indipendentemente dall’età. Anche la riduzione del danno da tabacco può rappresentare una parte della strategia, riducendo l’esposizione alla principale fonte di rischio: la combustione del tabacco.” afferma il Prof. Riccardo Polosa, fondatore del CoEHAR e autore dello studio.
Lo studio richiama infine la necessità di nuovi studi longitudinali che consentano di comprendere meglio l’evoluzione dei comportamenti di consumo di nicotina negli anziani e gli effetti del passaggio dal fumo alle alternative senza combustione nel lungo periodo.
Riferimento bibliografico
Adebisi YA, Alhur AA, Ogunkola IO, Alshahrani NZ, Lucero-Prisno DE III, Adeniran UA, Geraci G, Tomaselli V, Polosa R. Prevalence and correlates of e-cigarette use among older adults aged 60 years and over. European Geriatric Medicine (2026).
https://link.springer.com/article/10.1007/s41999-026-01539-2



